E perché ci sono più ballerine che ballerini bravi?
Tutti possono imparare a ballare il tango. Non serve essere “portati” per la danza, non serve avere un orecchio musicale perfetto o essere dotati di particolari attitudini naturali.
Cosa serve davvero? Una buona dose di umiltà, pazienza (tanta), la capacità di mettersi in gioco (e spesso in discussione) e tanta, tanta perseveranza.
Con questi ingredienti, chiunque può diventare un discreto ballerino. Certo, chi è particolarmente dotato ha il potenziale per diventare bravissimo, ma nessuno — e sottolineo nessuno — può arrivarci senza studiare. Anzi, a volte chi parte apparentemente avvantaggiato da una buona fisicità o dal senso del ritmo rischia di cadere in una trappola sottile: sentirsi rapidamente “arrivato” e smettere di applicarsi.
Il prezzo dell’apprendimento: tempo, costanza e impegno
Oltre all’umiltà e alla pazienza, c’è un altro fattore realistico da considerare: bisogna essere disposti a spendere tempo e risorse. Il tango non si impara facendo una sola lezione alla settimana e guardando i video su YouTube a tempo perso.
Il tango si impara frequentando regolarmente i corsi, partecipando a stage, seminari, lezioni private e dedicando ore ed ore alla pratica.
I tempi di ognuno:
Ricordo un ballerino di circa dieci anni fa: dopo un intero anno di lezioni settimanali non riusciva a fare quasi nulla. Aveva una scarsa percezione corporea, era impacciato, un vero disastro. L’insegnante dell’epoca era persino del parere di dirgli di smettere, perché convinto che il tango non facesse per lui.
Quel ballerino, invece, ha perseverato. Ha continuato a studiare, ha frequentato la pista con costanza e oggi, quando lo vedo ballare, penso che davvero tutti possano imparare: ognuno ha semplicemente i propri tempi.
Pratica vs Milonga: l’errore del debuttante
Quando ho iniziato io, ormai vent’anni fa, le persone mi spingevano ad andare subito in milonga. Tuttavia non mi sentivo affatto a mio agio se qualcuno mi invitava: ero impacciata e poco abituata all’abbraccio profondo di uno sconosciuto. A distanza di tempo, capisco che avevo perfettamente ragione.
Nei primi tempi, la milonga serve soprattutto per osservare, conoscere e capire l’ambiente. Se lo spazio lo permette, ci si può concedere una tanda con un compagno di corso per rompere il ghiaccio, ma non si può pretendere di più.
È invece fondamentale frequentare le pratiche, che le scuole organizzano appositamente per introdurre gli allievi in questo mondo. È lì che si devono “incorporare” i movimenti per farli propri. Camminare nel tango, in abbraccio con un’altra persona, non è come camminare per strada: richiede molte lezioni di tecnica e una costante ripetizione.
Perché ci sono più ballerine brave che ballerini bravi?
Da vent’anni osservo questo ambiente con grande attenzione e ho visto due categorie estreme: ballerini bravissimi che continuano ad andare a lezione (perché nel tango c’è sempre da imparare) e ballerini decisamente pessimi.
Questi ultimi hanno frequentato a mala pena un anno di corso e poi si sono buttati a capofitto nel mondo delle milonghe, andando a ballare quasi tutte le sere. Mai più una lezione, del tutto refrattari agli stage, ai seminari, alle tecniche o alle pratiche. In milonga li vedi sempre in pista perché trovano costantemente ballerine disposte a ballare con loro, pur di non passare la serata sedute ad aspettare un ballerino al loro livello.
Il risultato? Una buona parte dei ballerini, non appena comincia a “ballicchiare”, smette di studiare. E anche se dichiara di ballare da molti anni, condividere una tanda con lui diventa una vera sofferenza.
Per le ballerine la storia è completamente diversa.
Le ballerine devono essere brave per essere invitate. Persino i ballerini meno capaci si sentono molto più a loro agio nell’abbraccio di una ballerina esperta. Di conseguenza, la maggior parte delle donne continua a studiare e a migliorarsi costantemente.
Un ultimo avviso: attenzione alla “giungla” degli insegnanti
Studiare è fondamentale, ma attenzione ai maestri improvvisati: serve a poco studiare con insegnanti di scarso livello.
Oggi esiste una vera e propria giungla di pseudo-insegnanti che non hanno né la competenza né la conoscenza necessarie per insegnare, e che offrono lezioni private per poche decine di euro. Lezioni che, all’atto pratico, non servono a molto.
(Su questo tema vi rimando all’articolo dedicato: “Impara solo dai migliori”).
In conclusione
Tutti possono imparare il tango, sì. Ma il tango richiede rispetto, tempo e la voglia costante di mettersi in gioco. Non abbiate fretta di correre in milonga: godetevi il processo, praticate e scegliete con cura chi vi guida in questo percorso.
Dopotutto, come si dice da sempre nel nostro mondo:
«El tango te espera» (Il tango ti aspetta).
Ti aspetta quando sarai pronto, ti aspetta quando avrai pazienza con te stesso, ti aspetta a qualsiasi età e con qualsiasi ritmo di apprendimento. Non c’è fretta: la pista sarà sempre lì ad accoglierti.

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