Milonghe e show di tango a Buenos Aires (II parte)

Milonghe e show di tango a Buenos Aires (II parte)

Il miracolo delle milonghe: dove il tempo non conta

In sedici giorni ho vissuto Buenos Aires a un ritmo serrato, ma questo mio vagabondare tra i segreti della capitale non sarebbe stato lo stesso senza i miei ospiti, Jesus Paez e Iara Duarte, che hanno preso per mano me e mio marito  per condurci tra gli scrigni più preziosi della città, dai caffè storici ai ristoranti tipici, fino ai bar con gli show più autentici. Con loro abbiamo scoperto le milonghe che hanno fatto la storia, come il Marabú e El Beso, ma abbiamo anche vissuto l’energia dei luoghi più in voga del momento, come il Muy Martes, dove abbiamo avuto l’emozione di vederli esibirsi in uno show straordinario

Nel barrio dell’Abasto, a El Zorzal,  ho toccato con mano l’anima di questa terra. In un locale minuscolo, di fronte alla casa di Gardel, ho assistito a un miracolo: cinque orchestre importanti — come Los Reyes del Compás o La San Osvaldo — che si susseguivano in una maratona di dodici ore. In Italia, cerchiamo palazzetti e budget impossibili per un evento così; lì, regnava una semplicità assoluta. Gente seduta, gente che ballava tra i tavoli, gente fuori in strada a chiacchierare sotto il cielo porteno. È lì che capisci che a Buenos Aires il tango non si “organizza”: accade.

Oltre il mito: la verità dell’incontro

C’è un’idea romantica che noi europei portiamo in valigia: ballare tutta la notte con “il porteno della vecchia guardia”. La realtà è più intima: gli argentini vivono la milonga come il salotto di casa, ballando spesso tra amici e conoscenti.

Da “insider” privilegiata, grazie ai miei amici locali, osservando la pista con gli occhi di Eugenia,  un’amica italiana incontrata lì, ho compreso la preziosa figura dei Taxi Dancers. “Immaginala come una lezione privata, ma nel mezzo della festa,” mi diceva. Ed è vero. Per chi non ha radici in città, è un modo per assicurarsi quell’emozione con un professionista che, in una pista affollata di turisti, rischierebbe di restare un desiderio insoddisfatto.

Il caos e l’eccellenza: La Viruta e gli show.

Eppure, l’eccellenza argentina non si lascia addomesticare. Vive nel caos surreale de La Viruta, dove cento persone studiano simultaneamente in un groviglio di musiche diverse e, miracolosamente, i maestri riescono a correggere ogni abbraccio. Forse non ci tornerei, ma provate per credere.

Il rito del Bar Sur: quando il tango ti guarda negli occhi

Spesso si sente dire che gli show nei caffè storici sono “roba per turisti”. Non credeteci. Dietro quelle luci ci sono musicisti che suonano con un’intensità tale da far venire le lacrime agli occhi (e io, lo sapete, su questo sono sensibilissima). Sono ballerini che hanno alle spalle anni di gavetta e un curriculum fatto di asfalto e passione, dai ciottoli di San Telmo alle finali del campionato mondiale di BA, che portano sul palco la grande emozione del Tango.

Al Bar Sur, un piccolo scrigno rimasto intatto dagli anni ’60, lo spettacolo accoglie solo trenta persone. Lì non sei uno spettatore, sei parte della scena. Il respiro del ballerino ti sfiora, la vibrazione del bandoneón ti entra nel petto. In quel contatto diretto, il tango smette di essere uno show e torna a essere un rito.

La metamorfosi del Tango: riflessioni di ritorno

Mentre guardavo le coppie muoversi, non ho potuto fare a meno di pensare a come abbiamo tradotto tutto questo in Europa. Ripensandoci, durante il mio viaggio di ritorno, ho avuto la sensazione che da noi il tango abbia cambiato pelle, trasformandosi in qualcosa di profondamente diverso. Per assecondare la nostra fame di “esercizio fisico”, abbiamo creato le maratone: eventi spot, efficienti, dove si balla per ore e per giorni senza sosta.

Economicamente sono macchine perfette, ma in questa corsa abbiamo perso qualcosa: il respiro dell’orchestra dal vivo, il rito della lezione condivisa, lo stupore dello show professionale. In assenza di questi pilastri, abbiamo finito per “divinizzare” a volte la figura del DJ, trasformandolo in un VIP della console anche quando la sua cultura musicale magari è figlia di ricerche su You Tube o Spotyfy.  A Buenos Aires, il musicalizador è l’anima silenziosa che accompagna; da noi, è diventato il protagonista di una scena che ha forse smesso di guardare all’arte per concentrarsi sulla performance.

Conclusione: l’abbraccio contro l’ansia

Torno a casa con una consapevolezza sottile. In Italia misuriamo la felicità di una serata col numero di tande, con un’ansia da prestazione che ci fa sentire frustrati se restiamo seduti.

In milonga si può essere felici anche solo ascoltando una melodia o ridendo con un amico davanti a un calice. Il tango non è una maratona atletica; è un incontro umano. Se impariamo a lasciare andare l’ossessione per il ballo a tutti i costi, forse inizieremo a ballare davvero. Con il cuore più leggero. Con il sorriso più vero.

Show al Bar Sur

Viaggio a Buenos Aires: sulle tracce del tango (Parte I)

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Cafè Tortoni – interno

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Di Anna Dima

Il pellegrinaggio necessario

Per un tanguero, un viaggio a Buenos Aires dedicato al tango, non è solo una vacanza: è in pellegrinaggio necessario, una terra promessa, un orizzonte che prima o poi senti il bisogno di toccare. Per me, questo viaggio è stato un desiderio coltivato per anni, rimandato tra scali negli USA, le incertezze della pandemia e la gestione della quotidianità. Ma forse, il vero ostacolo era quella sottile paura che accompagna i grandi sogni: e se poi non fosse come l’ho immaginato?

Dopo tante ore di volo e uno scalo intermedio, quel timore si è sciolto non appena ho respirato l’aria della Capitale Federale. Grazie all’invito di amici porteños, ho finalmente capito che questo è un viaggio che ogni appassionato dovrebbe fare. Non si va a Buenos Aires per vedere dei monumenti, ma per trovare l’anima del tango tra l’azzurro intenso del suo cielo e l’energia delle sue strade.

Una città tra passato e presente

Spesso ci si chiede se la Buenos Aires degli anni ’40 esista ancora. La risposta è sì, ma vive nel presente. I porteños conservano quell’indole espansiva e accogliente che ha dato vita alla nostra danza; sono creativi, orgogliosi e profondamente legati alla loro storia.

Ho scelto di dedicare i miei 16 giorni interamente alla scoperta della città, lasciando la natura selvaggia della Patagonia o delle Cascate di Iguazú a un prossimo viaggio. Buenos Aires ha un’eleganza europea che ti lascia senza fiato: lo stile dei palazzi storici come la Casa Rosada, la maestosità del Teatro Colón, il fascino esoterico di Palazzo Barolo (ispirato alla Divina Commedia) e lo splendore di Palazzo Paz raccontano una storia di ricchezza e cultura.

L’anima italiana e il rito del Caffè

Il segno lasciato dagli immigrati europei, soprattutto italiani, è ovunque, ma è nei caffè che si capisce la vera differenza culturale. I miei amici argentini guardano con perplessità noi italiani che beviamo il caffè in piedi al banco in trenta secondi. Per loro, il caffè è un rito, un momento di incontro che può durare ore, servito con la cortesia d’altri tempi.

Osservando questo stile di vita, ho maturato una riflessione: credo che gli immigrati italiani abbiano portato in questa nuova terra il meglio di ciò che lasciavano nella patria d’origine. Il gusto per le cose belle e raffinate, l’amore per la cultura e per la musica colta, e soprattutto un carattere incline all’accoglienza, capace di non considerare l’altro un invasore. In qualche modo, questa nobiltà d’animo è rimasta intatta in Argentina come un tesoro custodito, mentre in Italia sento che è andata via via sfumando.

Iniziare un tour tra i Caffè Notabili significa camminare dentro questa memoria viva:

  • Il Café Tortoni (immortalato in “Viejo Tortoni”);

  • Il Café de los Angelitos;

  • La Violeta e l’Esquina Homero Manzi (luogo sacro citato in “Sur”);

  • La Confitería Ideal, che dal 1922 è uno dei templi del tango.

Geografia Sentimentale: i Barrios

Il Tango è forse l’unico genere musicale che celebra in modo così viscerale ogni angolo della sua città. Camminare per Buenos Aires significa trovarsi dentro un testo di Manzi o di Castillo:

  • San Telmo, con i suoi angoli antichi dove il tango spunta da ogni portone;

  • La Boca, con i suoi conventillos colorati e i ballerini di strada;

  • L’Abasto, dove la Casa di Carlos Gardel sembra ancora custodire la voce del Morocho.

Le strade stesse cantano: dalla sterminata Avenida 9 de Julio alla leggendaria Calle Corrientes, fino a Florida o Caminito. Ogni passo è un richiamo a un brano, a un’emozione. 

Buenos Aires non mi ha deluso: il mio viaggio a Buenos Aires alla scoperta del tango mi ha confermato che questa danza è il respiro di una città intera.”

…continua nella Seconda Parte, dove vi racconterò l’emozione delle milonghe portene, le orchestre dal vivo e la magia degli show.

Bar Sur - interno con spettacolo tango

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