Viaggio a Buenos Aires: sulle tracce del tango (Parte I)

Viaggio a Buenos Aires: sulle tracce del tango (Parte I)

Cafè Tortoni – interno

Destinazione BSAS: Cronaca di un Sogno Cercato (Parte I)

Di Anna Dima

Il pellegrinaggio necessario

Per un tanguero, un viaggio a Buenos Aires dedicato al tango, non è solo una vacanza: è in pellegrinaggio necessario, una terra promessa, un orizzonte che prima o poi senti il bisogno di toccare. Per me, questo viaggio è stato un desiderio coltivato per anni, rimandato tra scali negli USA, le incertezze della pandemia e la gestione della quotidianità. Ma forse, il vero ostacolo era quella sottile paura che accompagna i grandi sogni: e se poi non fosse come l’ho immaginato?

Dopo tante ore di volo e uno scalo intermedio, quel timore si è sciolto non appena ho respirato l’aria della Capitale Federale. Grazie all’invito di amici porteños, ho finalmente capito che questo è un viaggio che ogni appassionato dovrebbe fare. Non si va a Buenos Aires per vedere dei monumenti, ma per trovare l’anima del tango tra l’azzurro intenso del suo cielo e l’energia delle sue strade.

Una città tra passato e presente

Spesso ci si chiede se la Buenos Aires degli anni ’40 esista ancora. La risposta è sì, ma vive nel presente. I porteños conservano quell’indole espansiva e accogliente che ha dato vita alla nostra danza; sono creativi, orgogliosi e profondamente legati alla loro storia.

Ho scelto di dedicare i miei 16 giorni interamente alla scoperta della città, lasciando la natura selvaggia della Patagonia o delle Cascate di Iguazú a un prossimo viaggio. Buenos Aires ha un’eleganza europea che ti lascia senza fiato: lo stile dei palazzi storici come la Casa Rosada, la maestosità del Teatro Colón, il fascino esoterico di Palazzo Barolo (ispirato alla Divina Commedia) e lo splendore di Palazzo Paz raccontano una storia di ricchezza e cultura.

L’anima italiana e il rito del Caffè

Il segno lasciato dagli immigrati europei, soprattutto italiani, è ovunque, ma è nei caffè che si capisce la vera differenza culturale. I miei amici argentini guardano con perplessità noi italiani che beviamo il caffè in piedi al banco in trenta secondi. Per loro, il caffè è un rito, un momento di incontro che può durare ore, servito con la cortesia d’altri tempi.

Osservando questo stile di vita, ho maturato una riflessione: credo che gli immigrati italiani abbiano portato in questa nuova terra il meglio di ciò che lasciavano nella patria d’origine. Il gusto per le cose belle e raffinate, l’amore per la cultura e per la musica colta, e soprattutto un carattere incline all’accoglienza, capace di non considerare l’altro un invasore. In qualche modo, questa nobiltà d’animo è rimasta intatta in Argentina come un tesoro custodito, mentre in Italia sento che è andata via via sfumando.

Iniziare un tour tra i Caffè Notabili significa camminare dentro questa memoria viva:

  • Il Café Tortoni (immortalato in “Viejo Tortoni”);

  • Il Café de los Angelitos;

  • La Violeta e l’Esquina Homero Manzi (luogo sacro citato in “Sur”);

  • La Confitería Ideal, che dal 1922 è uno dei templi del tango.

Geografia Sentimentale: i Barrios

Il Tango è forse l’unico genere musicale che celebra in modo così viscerale ogni angolo della sua città. Camminare per Buenos Aires significa trovarsi dentro un testo di Manzi o di Castillo:

  • San Telmo, con i suoi angoli antichi dove il tango spunta da ogni portone;

  • La Boca, con i suoi conventillos colorati e i ballerini di strada;

  • L’Abasto, dove la Casa di Carlos Gardel sembra ancora custodire la voce del Morocho.

Le strade stesse cantano: dalla sterminata Avenida 9 de Julio alla leggendaria Calle Corrientes, fino a Florida o Caminito. Ogni passo è un richiamo a un brano, a un’emozione. 

Buenos Aires non mi ha deluso: il mio viaggio a Buenos Aires alla scoperta del tango mi ha confermato che questa danza è il respiro di una città intera.”

…continua nella Seconda Parte, dove vi racconterò l’emozione delle milonghe portene, le orchestre dal vivo e la magia degli show.

Bar Sur - interno con spettacolo tango

Guida alle grandi Orchestre : Di Sarli, D’Arienzo, Troilo Pugliese, i pilastri del Tango

Guida alle grandi Orchestre : Di Sarli, D’Arienzo, Troilo Pugliese, i pilastri del Tango

Orchestra D’Arienzo anni ’40 (foto di repertorio)

I Quattro Pilastri del Tango: Quale Ritmo Batte nel Tuo Cuore?

Entrare in milonga per le prime volte è come immergersi in un mare di suoni familiari eppure misteriosi. Ci sono momenti in cui i piedi sembrano muoversi da soli, scattanti e precisi, e altri in cui l’abbraccio si fa più stretto e la camminata diventa un sospiro profondo.

Il genere musicale “tango” comprende stili molto diversi, alcuni molto ritmati, altri più melodici con infinite sfumature. Sebbene il tango sia un universo vastissimo, esistono quattro grandi orchestre dell’Epoca d’Oro che hanno definito il modo in cui balliamo ancora oggi. Conoscerle non serve solo a fare cultura, ma a capire meglio cosa stiamo provando mentre siamo in pista.

Juan D’Arienzo: L’Energia che fa battere il pavimento

1 Se senti un ritmo incalzante, un pianoforte che picchia sui tasti con precisione chirurgica e senti un’irresistibile voglia di non stare fermo, sei nell’universo di Juan D’Arienzo, soprannominato “Il Re del Compás”.

  • Il suo segreto: Negli anni ’30, il tango stava diventando una musica da ascolto, lenta e riflessiva. D’Arienzo riportò il ritmo al centro di tutto, salvando letteralmente le piste da ballo.

  • Come si balla: D’Arienzo è il paradiso dei ballerini che amano il gioco di piedi, i passi rapidi e la precisione ritmica. È un’iniezione di adrenalina pura.

  • L’emozione: Allegria, vitalità e quella sfida giocosa tra i partner che rende il tango un ballo così vivo.

2. Carlos Di Sarli: L’Eleganza del Passo

Se D’Arienzo è il motore, Carlos Di Sarli è il velluto. Soprannominato “Il Signore del Tango”, la sua musica è un invito alla calma, alla postura impeccabile e alla connessione pura.

  • Il suo segreto: Di Sarli ha eliminato il superfluo. Il suo pianoforte cristallino marca il tempo con “campanellate” eleganti, mentre i violini stendono un tappeto sonoro infinito.

  • Come si balla: È l’orchestra della camminata. Non c’è fretta con Di Sarli; ogni passo è pesato, ogni pausa è un sospiro. È perfetto per chi vuole sentire l’abbraccio senza distrazioni ritmiche eccessive.

  • L’emozione: Nobiltà, solennità e una fiducia totale nel partner. Ballare Di Sarli ti fa sentire… impeccabile.

3. Aníbal Troilo: Il Cuore di Buenos Aires

Entriamo nel regno del sentimento. Aníbal Troilo, per tutti “Pichuco”, è l’equilibrio perfetto tra il ritmo per i piedi e la melodia per l’anima.

  • Il suo segreto: Troilo sapeva scegliere i migliori cantanti e i migliori arrangiatori. Il suo bandoneón non suona, parla. La sua musica è densa, ricca di sfumature che passano dalla gioia alla malinconia in una sola frase.

  • Come si balla: Richiede ascolto. Con Troilo impari a “interpretare”: un momento corri, il momento dopo ti fermi perché la musica si fa dolce. È l’orchestra che ti insegna a respirare insieme.

  • L’emozione: Nostalgia dolce, calore umano e quel senso di appartenenza che solo il tango sa dare.

4. Osvaldo Pugliese: Il Fuoco del Finale

Arriviamo alla “messa” del tango. Osvaldo Pugliese non è solo musica, è un’esperienza fisica. Spesso le sue tande vengono messe verso la fine della serata, quando la connessione in pista è al massimo.

  • Il suo segreto: Il famoso “Yumba”, quel suono profondo e quasi affannato che pulsa come un cuore gigante. Pugliese gioca con i contrasti: momenti di silenzio quasi assoluto seguiti da esplosioni orchestrali potentissime.

  • Come si balla: È il trionfo del “rallentato” e dell’intensità. Si balla con i piedi ben piantati a terra, quasi affondando nel pavimento, pronti a scattare nei finali drammatici.

  • L’emozione: Passione travolgente, mistero e un pizzico di ribellione. È il tango che ti lascia senza fiato.

Conclusione: La Tua Prossima Tanda

Conoscere questi quattro maestri è come avere una bussola in milonga. La prossima volta che sarai in pista al Gardel, prova a chiudere gli occhi per un istante e chiediti: “Chi sta suonando? È il ritmo di D’Arienzo o la camminata di Di Sarli?”.

Il bello del tango è che non c’è una risposta giusta: ogni sera, a seconda di come ti senti, il tuo cuore batterà per un’orchestra diversa.


Tango: Quando la “linea è disturbata” (e come liberarla).

Tango: Quando la “linea è disturbata” (e come liberarla).

Riflettendo sugli ultimi workshop tenuti da Pablo Veron al Gardel e sulle chiacchierate nate spontaneamente davanti a un caffè tra una lezione e l’altra, mi sono ritrovata a pensare profondamente a un concetto cardine: la connessione.

Nel tango, come in ogni forma di linguaggio, verbale e non, la connessione è il pilastro invisibile.  Immaginate di parlare al telefono con una persona cara, ma la linea è disturbata, piena di fruscii e interferenze: per quanto vi sforziate di urlare o spiegare, l’altro non riceverà mai il vostro messaggio in modo chiaro. 

Nel tango succede esattamente la stessa cosa. Per avere una comunicazione fluida, dobbiamo assicurarci che la nostra “linea” sia libera da interferenze. E nel tango, la linea è l’abbraccio.

Come si ottiene, quindi, una buona connessione?

Entrambi i ballerini, leader e follower devono prendersi cura di trovare la giusta connessione in un abbraccio che sia, prima di tutto, comodo per entrambi. Un abbraccio scomodo genera inevitabilmente tensioni nel collo, nelle scapole o nelle spalle, e ogni minima rigidità finisce per condizionare il flusso del movimento. L’obiettivo dovrebbe essere quello di trovare il maggior numero di punti di contatto possibili tra le braccia, ma con naturalezza, senza alcuna forzatura. 

L’illusione delle figure

Spesso in milonga vediamo ballerini eseguire figure complicatissime, ma con un risultato estetico e dinamico povero che a  volte dipende proprio dall’incapacità di connettersi a causa di un abbraccio sbagliato.

È qui che entra in gioco il ruolo del Maestro: un bravo insegnante deve saper trasmettere questo concetto basilare fin dal primo giorno, seguendo gli allievi nel tempo affinché non assumano posizioni scorrette.

Per chi impara, concentrarsi solo sui passi tralasciando la qualità dell’abbraccio è una trappola:

  • Impedisce lo sviluppo di un tango fluido e piacevole.

  • Trasforma una tanda di quattro tanghi in una “sofferenza” fisica invece che in un momento di divertimento.

Discutendo con Pablo Veron, è emerso come spesso si confonda lo ‘stile’ con la mancanza di tecnica. Persino in film famosi si vedono esempi di abbracci che, pur sembrando ‘autentici’, risultano tecnicamente scomodi e limitanti per la connessione

Ricordiamoci sempre: il tango è un dialogo. E per dialogare bene è essenziale  sicuramente conoscere la lingua, ma anche assicurarsi che la linea sia libera da interferenze.

E voi? Vi è mai capitato di ballare una tanda meravigliosa pur facendo passi semplicissimi, o al contrario, di sentirvi ‘scollegati’ nonostante figure complicatissime? Quanto pesa per voi la comodità dell’abbraccio nella scelta dei vostri partner di ballo?

Il tango dal vivo: quando la musica respira con i ballerini

Il tango dal vivo: quando la musica respira con i ballerini

Orquesta Tipica Sans Souci

Il Battito del Cuore in Pista: L’Incanto del Tango con Orchestra dal Vivo

Chi ama il tango sa che esiste un “prima” e un “dopo”. Il confine è segnato da quel momento magico in cui, per la prima volta, si entra in una milonga e ci si ritrova a ballare non con un disco, ma con un’orchestra dal vivo.

Per i ballerini che affrontano il pellegrinaggio a Buenos Aires, questa esperienza è il cuore pulsante del viaggio. Non è solo musica; è un’onda d’urto, un dialogo fisico tra chi imbraccia un bandoneón e chi stringe il partner in un abbraccio. È un’emozione che resta tatuata nella memoria.

L’Energia della Musica “Senza Filtri”

Ballare con la musica dal vivo cambia tutto. Mentre un brano registrato è un perimetro definito, l’orchestra è un organismo vivente.

  • L’Improvvisazione: I musicisti respirano con la pista. Se l’energia della sala sale, l’orchestra risponde.
  • La Vibrazione Fisica: Il suono del contrabbasso e il mantice del bandoneón non si ascoltano solo con le orecchie, si sentono nel petto. Questa “spinta” naturale invita i ballerini a una connessione più profonda e a una dinamica di movimento impossibile da replicare con un file digitale.

Il Passaggio di Testimone: Dai Grandi Maestri a Oggi

La bellezza delle orchestre argentine odierne risiede nella loro genealogia. Molti dei direttori e solisti attuali sono cresciuti “a bottega” dai giganti dell’Epoca d’Oro. Non è raro vedere sul palco musicisti che hanno suonato nelle formazioni originali di leggende come D’Arienzo, Pugliese o Calò.

Questa continuità garantisce che il fraseggio e il mugre (quell’anima “sporca” e autentica del tango) vengano tramandati intatti, come un segreto di famiglia.

Andare a un concerto di tango oggi non è un atto di nostalgia, ma un atto di vita. È sostenere un’arte che rifiuta di diventare un pezzo da museo e continua a sudare, emozionare e far battere i piedi sul parquet.

Se non avete ancora ballato sotto il palco di una grande orchestra argentina, preparatevi: il vostro tango non sarà più lo stesso.

Un’occasione rara: la Sans Souci dal vivo a Modena

Il 15 marzo avremo il privilegio di vivere quest’esperienza con la storica Orquesta Tipica Sans Souci, una delle formazioni più rappresentative della continuità stiliustica del tango tradizionale argentino.

Non sarà solo un concerto. Sarà l’occasione per incontrare il tango nella sua forma più autentica: quella che nasce dall’incontro tra i musicisti e i ballerini, nello stesso spazio, nello stesso momento.


Insegnare tango ai principianti: fondamentali, tempo e responsabilità

Insegnare tango ai principianti: fondamentali, tempo e responsabilità

Lezione di tango con Pablo Veron al Circolo Gardel

Come orientarsi tra metodi e scorciatoie

I diversi approcci nell’insegnamento del tango

Chi si avvicina al tango per la prima volta scopre molto presto una cosa: il mondo dell’insegnamento in Italia è estremamente variegato. Non esiste un unico approccio, nè una strada universalmente condivisa. Tuttavia, osservando le pratiche più diffuse, si possono individuare due grandi famiglie di insegnamento.

Fondamentali o figure complesse: due estremi al confronto

Da una parte ci sono insegnanti che privilegiano in modo quasi esclusivo i fondamentali del tango. Le loro lezioni ruotano a lungo attorno al camminare, alle proiezioni, alla salida basica, incroci, ochos e poco altro. Poche figure, ripetute molte volte, con un’attenzione quasi ossessiva alla postura e all’abbraccio, con l’obiettivo di costruire una base solida e consapevole.

Dall’altra troviamo insegnanti che, già dai primi mesi, introducono movimenti complessi: figure articolate, elementi di “fuori asse”, sequenze spettacolari che spesso vengono proposte prima che gli allievi abbiano realmente interiorizzato i principi che le rendono possibili.

I rischi di un insegnamento sbilanciato

Entrambi gli approcci, se portati all’estremo, presentano dei rischi.

Nel primo caso il pericolo è quello di annoiare: ripetere gli stessi elementi senza riuscire a trasmetterne il senso profondo può spegnere l’entusiasmo di chi è all’inizio e ha bisogno anche di essere stimolato e coinvolto.

Nel secondo caso, il rischio è forse ancora maggiore: mettere troppa carne al fuoco, introdurre movimenti che presuppongono una conoscenza approfondita dell’equilibrio, dell’asse, della connessione e della dissociazione può portare a un apprendimento superficiale o scorretto. In questi casi non solo non si impara davvero, ma spesso si costruiscono abitudini che in seguito dovranno essere smontate e ricostruite.

L’importanza di una didattica consapevole

Trovare insegnanti capaci di incuriosire e appassionare lavorando principalmente sui fondamentali – che restano il cuore dell’apprendimento – non è affatto semplice. Lo si intuisce dalle frequenti migrazioni degli allievi nei primi anni, che passano da una scuola all’altra alla ricerca di qualcosa che spesso non sanno definire con chiarezza.

Esiste poi un’ulteriore tipologia di insegnamento: quella degli insegnanti “materni” o “amiconi”. Figure capaci di creare un clima accogliente e rassicurante, che conquistano facilmente la fiducia degli allievi, ma che sul piano didattico finiscono talvolta per trasmettere poco, lasciando scoperti gli aspetti fondamentali della formazione.

Tango e apprendimento: perchè le scorciatoie non funzionano

E’ interessante notare come ciò che appare scontato in altri ambiti di apprendimento sembri non esserlo quando si parla di balli sociali, tango incluso.

Se si impara a sciare, si accetta di fare lo spazzaneve molte volte prima di scendere in parallelo. Se si studia musica, si mette in conto il solfeggio. Se si impara una lingua, si parte dalla grammatica.

Nel tango, invece, spesso si cerca una scorciatoia, dimenticando che anche qui esistono tempi, strutture e processi inevitabili.

Come scegliere un corso di tango

Per un allievo principiante, che giustamente non deve annoiarsi ma neppure illudersi, alcuni criteri possono aiutare a orientarsi. il consiglio è di scegliere scuole con insegnanti qualificati e di grande esperienza, accettare la necessità della pazienza, evitare di correre e soprattutto di paragonarsi ad allievi di altre scuole che sembrano più avanti, senza conoscere realmente le basi su cui si stanno muovendo.

Una responsabilità culturale

In questa prospettiva, il compito di una scuola di tango non è quello di inseguire l’effetto immediato o la soddisfazione istantanea, ma di custodire un’idea di apprendimento che rispetti i tempi, le persone e la complessità di questa danza.

Un insegnamento che non separi il piacere dal rigore, nè l’entusiasmo dalla responsabilità.

Per chi inizia, scegliere con attenzione a chi affidare i primi passi significa porre le basi non solo di ciò che si impara, ma anche di come si vivrà il tango, come in ogni percorso culturale profondo, ciò che viene costruito con pazienza è anche ciò che ha più possibilità di durare.

 

Citazioni

<El tango es, ante todo, caminar.> – Gustavo Naveira

 <El tango se baila caminando.> –  Osvaldo Pugliese

<El tango no son las figuras, es la manera de caminar y de estar abrazados.> – Pablo Veron

 

Cosa è una milonga

Cosa è una milonga

Immagine di una Milonga del sabato al Gardel

Cos’è una Milonga? Guida alle serate di tango a Modena

Chi si avvicina al tango argentino sente spesso parlare di milonga, ma non sempre è chiaro cosa sia davvero.

È una scuola? Una festa? Un ballo per esperti?

La risposta è: un po’ di tutto questo, ma soprattutto un’esperienza unica.

Al Circolo Gardel ASD di Modena, la milonga è il cuore pulsante della nostra comunità tanguera.
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