Riflettendo sugli ultimi workshop tenuti da Pablo Veron al Gardel e sulle chiacchierate nate spontaneamente davanti a un caffè tra una lezione e l’altra, mi sono ritrovata a pensare profondamente a un concetto cardine: la connessione.
Nel tango, come in ogni forma di linguaggio, verbale e non, la connessione è il pilastro invisibile. Immaginate di parlare al telefono con una persona cara, ma la linea è disturbata, piena di fruscii e interferenze: per quanto vi sforziate di urlare o spiegare, l’altro non riceverà mai il vostro messaggio in modo chiaro.
Nel tango succede esattamente la stessa cosa. Per avere una comunicazione fluida, dobbiamo assicurarci che la nostra “linea” sia libera da interferenze. E nel tango, la linea è l’abbraccio.
Come si ottiene, quindi, una buona connessione?
Entrambi i ballerini, leader e follower devono prendersi cura di trovare la giusta connessione in un abbraccio che sia, prima di tutto, comodo per entrambi. Un abbraccio scomodo genera inevitabilmente tensioni nel collo, nelle scapole o nelle spalle, e ogni minima rigidità finisce per condizionare il flusso del movimento. L’obiettivo dovrebbe essere quello di trovare il maggior numero di punti di contatto possibili tra le braccia, ma con naturalezza, senza alcuna forzatura.
L’illusione delle figure
Spesso in milonga vediamo ballerini eseguire figure complicatissime, ma con un risultato estetico e dinamico povero che a volte dipende proprio dall’incapacità di connettersi a causa di un abbraccio sbagliato.
È qui che entra in gioco il ruolo del Maestro: un bravo insegnante deve saper trasmettere questo concetto basilare fin dal primo giorno, seguendo gli allievi nel tempo affinché non assumano posizioni scorrette.
Per chi impara, concentrarsi solo sui passi tralasciando la qualità dell’abbraccio è una trappola:
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Impedisce lo sviluppo di un tango fluido e piacevole.
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Trasforma una tanda di quattro tanghi in una “sofferenza” fisica invece che in un momento di divertimento.
Discutendo con Pablo Veron, è emerso come spesso si confonda lo ‘stile’ con la mancanza di tecnica. Persino in film famosi si vedono esempi di abbracci che, pur sembrando ‘autentici’, risultano tecnicamente scomodi e limitanti per la connessione
Ricordiamoci sempre: il tango è un dialogo. E per dialogare bene è essenziale sicuramente conoscere la lingua, ma anche assicurarsi che la linea sia libera da interferenze.
E voi? Vi è mai capitato di ballare una tanda meravigliosa pur facendo passi semplicissimi, o al contrario, di sentirvi ‘scollegati’ nonostante figure complicatissime? Quanto pesa per voi la comodità dell’abbraccio nella scelta dei vostri partner di ballo?
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