Premiazioni finali Campionato mondiale 2025

Il grande fermento delle competizioni internazionali che uniscono i ballerini di tutto il mondo.

C’è sempre un grande fermento nel mondo tanguero quando si parla di competizioni. In ogni angolo del pianeta si tengono o si stanno per tenere i campionati preliminari: tappe fondamentali che vedono scendere in pista centinaia di ballerini con un unico grande obiettivo: conquistare il pass diretto per le fasi finali del Mundial di Buenos Aires ad agosto, l’evento globale che incoronerà le migliori coppie al mondo di Tango de Pista e Tango Escenario. Proprio il Campeonato de Baile de la Ciudad de Buenos Aires, che si tiene nel cuore della capitale argentina, rimane il faro e il punto di riferimento per chiunque decida di intraprendere questa strada.

Naturalmente, parliamo di un fenomeno circoscritto. Questo fermento non riguarda la maggior parte dei ballerini che ogni settimana affolla stabilmente le milonghe per il puro piacere sociale dell’abbraccio. Riguarda piuttosto una nicchia: quella parte di appassionati che si sente più brava, più preparata, e che giustamente cerca un riconoscimento ufficiale del proprio livello.

Ma se per gli amatori è una sfida personale, il discorso cambia radicalmente per i professionisti. Per chi si dedica completamente al tango e vive di questo, una qualificazione a una finale — o anche solo a una semifinale — a Buenos Aires fa una differenza enorme sul mercato del lavoro, sancendo uno status di superiorità artistica e tecnica universalmente riconosciuto.

Eppure, lo so cosa pensa chi guarda le gare da fuori. Per molto tempo l’ho pensato anche io.

Il grande tabù: si può giudicare un sentimento?

Per anni ho considerato il mondo delle competizioni come qualcosa di alieno, quasi estraneo alla vera filosofia di questa danza. Dopotutto, ce lo ripetiamo sempre: il tango è intimità, è improvvisazione, è una passione che si vive in due, non una fredda esibizione di competenza e maestria tecnica ad uso e consumo di una giuria. Come si fa a mettere un voto a un abbraccio?

Poi, approfondendo l’argomento con diverse coppie di ballerini che regolarmente partecipano ai campionati maggiori ottenendo sempre qualificazioni importanti, ho cominciato a capire.

Il mio amico Jesus una volta mi ha detto una frase che mi è rimasta impressa:

“Un ballerino che vuole davvero fare il salto di qualità deve partecipare alle competizioni”.

Perché? La preparazione a una competizione ti costringe a una disciplina feroce: prendi lezioni dai migliori, ti alleni per mesi su dettagli che in milonga ignoreresti (l’asse, la pulizia del passo, la gestione dello spazio) e ci metti tutto te stesso. La competizione non uccide l’intimità; al contrario, ti dà lo strumento tecnico perfetto per poter essere davvero libero di esprimere quel sentimento, senza che un problema di equilibrio o di connessione lo rovini.

Guardando le cose anche dall’osservatorio di chi il tango lo vive dietro le quinte come organizzatore, ho dovuto arrendermi all’evidenza. Quando dobbiamo ingaggiare una coppia di maestri per i nostri eventi, qual è uno dei primi biglietti da visita che consideriamo? Esatto: un titolo o un piazzamento importante al Campionato Mondiale. E non manchiamo mai di sottolinearlo nella promozione. Se una giuria qualificata ha giudicato quei ballerini meritevoli dei primi posti, una ragione c’è sempre.

Una storia che viene da lontano: le gare negli anni ’20

Se scaviamo nella storia, scopriamo che questo agonismo volto al miglioramento non è un’invenzione commerciale moderna. Il mondo del tango, fin dagli anni ’20, ha sempre visto svolgersi gare e competizioni.

All’epoca erano celebri i concorsi per orchestre organizzati dall’impresario Max Glücksmann, ma c’era anche un sottobosco accesissimo di concorsi per ballerini legati al carnevale o organizzati nei club dei barrios (i quartieri). Erano vere e proprie sfide tra i migliori bailarines di diversi barrios, che si scontravano per stabilire chi avesse più stile o chi riuscisse a inventare nuove “figure”. Ed è proprio da una di queste sfide che è nato il tango come lo intendiamo oggi.

La “Sfida del Silenzio”: quando El Cachafaz cambiò le regole

A questo proposito, esiste un aneddoto storico straordinario, passato alla storia come “La Sfida del Silenzio”.

Si racconta che un giovane ballerino sfidò il mitico El Cachafaz, considerato da tutti l’invincibile. Il giovane scese in pista ed eseguì una serie di cortes e quebradas (figure spezzate) velocissime, dinamiche e acrobatiche, convinto di aver vinto grazie a quel dispiego di energia.

La risposta del Maestro fu memorabile. El Cachafaz, celebre per la sua eleganza quasi marmorea e per il suo modo unico di “camminare”, salì in pista. Invece di rispondere con altre acrobazie, ballò un intero brano racchiuso in un fazzoletto di spazio. I suoi movimenti erano così minimi, densi e precisi da sembrare quasi impercettibili, ma carichi di una tensione drammatica incredibile.

Il pubblico rimase in silenzio assoluto, letteralmente ipnotizzato. Alla fine, il boato dell’applauso non fu per chi aveva “fatto di più”, ma per chi aveva “tolto di più”. Quel verdetto popolare sancì la nascita del mito del Tango de Salón: la dimostrazione che anche in una gara la vera maestria risiede nella connessione, nell’essenzialità e nella camminata, non nel salto scenografico. È esattamente ciò che diceva Jesus: la tecnica al servizio del sentimento.

I campionati oggi: la palestra per il futuro (e il nostro cammino verso il 2027)

Questo aneddoto ci insegna che la gara, se vissuta con lo spirito giusto, non serve a premiare la “ginnastica”, ma a cercare la purezza del ballo.

Ecco perché oggi le finali del Mundial hanno lasciato il pur mitico Luna Park per spostarsi in spazi ancora più capienti, enormi arene e piazze che accolgono migliaia di persone. Il tango competitivo è diventato grande, ed è per questo che anche i campionati “minori”, regionali o indipendenti, se ben organizzati, hanno un’importanza vitale. Sono la palestra dove si impara a “togliere il superfluo”, dove si cresce professionalmente e dove si crea una comunità internazionale.

Noi del Circolo Gardel crediamo fortemente in questo valore. Proprio per questo abbiamo stretto un prestigioso gemellaggio ufficiale direttamente con Buenos Aires, unendoci agli organizzatori del Campeonato de Carnaval. È un ponte culturale continuo che unisce Modena alla capitale del tango nel segno dell’eccellenza e della tradizione.

Ma non ci fermiamo qui. Questo legame internazionale è solo il primo passo di un progetto molto più ambizioso: stiamo già lavorando per portare un grande campionato firmato Circolo Gardel nel 2027. Un evento che nascerà con la stessa filosofia che vi ho raccontato in questo articolo: offrire ai ballerini uno spazio serio, speciale, trasparente e stimolante per mettersi in gioco, studiare con i migliori e fare quel famoso “salto di qualità”.

Il viaggio verso i prossimi grandi traguardi è iniziato, ed è tempo di guardare alle gare per quello che sono sempre state: il cuore pulsante dell’evoluzione del tango. Noi abbiamo già iniziato a ballare verso il 2027. E voi, siete pronti a mettervi in gioco?

Ovidio José Bianquet detto El Cahafaz

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